Diario
di viaggio
India
del Sud, agosto 2010
“… la prima cosa che feci fu
tornare in India, … dove il tempo è più lungo”, Tiziano Terzani
Martedì 10 agosto
Partiamo
con Carla da Firenze poco prima delle sette con la bella Yaris e la lascio
lungo viale Forlanini, vicino all’aeroporto di
Linate. Lì troviamo Paolino e Romina, mentre Paola, Marco, Giovanni e Costanza
Pirro sono già partiti con il volo precedente per Londra. Buon per loro, perché
il nostro volo British Airways
ha un po’ di ritardo e, nonostante che arriviamo ad
Heathrow mezz’ora prima della partenza del volo per Chennai, sempre con British Airways, non ci fanno
imbarcare: forse la compagnia ha dato i nostri posti a qualcun altro. Per
fortuna ci imbarcano su un volo per Bangalore con coincidenza per Chennai, che
ci arriva solo 4 ore dopo il volo diretto che avevamo
prenotato ed in più arriva alle 8 di mattina invece che alle 4. La ciliegina
sulla torta è che ci fanno volare in classe business. Insomma non ci è andata
poi così male. In effetti la business è molto meglio e
ce la godiamo proprio.
Mercoledì 11 agosto
Si
arriva a Bangalore prima dell’alba; o, meglio, arriviamo noi, ma tre dei nostri
quattro bagagli non arrivano: un bel successo per British
Airways. Facciamo il dovuto reclamo e prendiamo un
volo locale per Chennai. Mi stupisce il fatto che ci
sono due controlli di sicurezza completamente separati: uno per gli uomini e
uno per le donne. Poi sul volo ci sono solo 5 donne
(di cui due sono Carla e Romina) e un centinaio di uomini. All’arrivo a Chennai
ci aspetta il nostro pulmino prenotato con l’autista Ragavan,
che ci porta subito a vedere il colorato tempio di Kapaleeshwarar,
dove troviamo Marco, Paola, Giovanni e Costanza, che sono arrivati con il volo
diretto da Londra, con cui saremmo dovuti arrivare anche noi. Poi passiamo
davanti al Forte Saint George ed alla High Court e facciamo
un giro al mercato dove compro dei sandali. Il caldo è già terribile alle 10 di mattina, ma spero di abituarmi. Siamo comunque tutti
stravolti dal viaggio e decidiamo di andare in albergo a farci una doccia.
Torniamo a fare un giro per la città ed a comprare
generi di prima necessità, per compensare la mancanza di bagagli. Il caldo ci
ricaccia in albergo a fare un bagno in piscina. Usciamo per cena con gli apetti-taxi, ma il ristorante consigliato dalla Lonely Planet è un disastro. Per
fortuna gli autisti degli apetti ce ne consigliano un
altro assai buono, dove incontriamo degli amici dei Pirro, che sono anche loro
appena arrivati in India per fare un giro simile al nostro.
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Giovedì 12 agosto
“Quella mattina a Dorotea
sentii che non c’era bene della vita che non potessi aspettarmi.” Italo
Calvino
Mi
sveglio presto per andare a vedere la spiaggia e ci arrivo con un apetto. L’alba è un po’ nuvolosa, ma c’è un’atmosfera dolce
e tranquilla che aiuta a rilassarsi ed entrare in sintonia con questo meraviglioso
paese. Ci sono baracche di pescatori, ragazzi che fanno il bagno, cani randagi
e signore che passeggiano in sari. Il monumento commemorativo ha una statua dorata
in cui un politico locale è rappresentato con gli occhiali da sole. Torno in
albergo a piedi e passo accanto al nuovo parlamento in costruzione. Un bagno in
piscina allevia il caldo già notevole. Si parte verso Kanchipuram,
cittadina nell’interno. Sulla strada visitiamo un monumento commemorativo di Rajiv Ghandi, pieno di fiori e
simbologie. A Kanchipuram ci aspetta il primo bel
tempio, il tempio Kailasanatha
di granito grezzo, la cui superficie è completamente ricoperta di statue e bassorilievi.
Dopo pranzo visitiamo una tessitura con annesso negozio, dove compriamo
camicioni e parei. Il tempio successivo, il Sri Ekambaranathar è molto grande con ampi spazi coperti. I bramini
sono un po’ assillanti nel chiedere soldi e noi non abbiamo ancora il polso
della situazione economico-religiosa. All’uscita c’è un simpatico gruppo di
scimmie grigie come la pietra. Ci godiamo un crescendo di spiritualità: infatti nel tempio Devarajaswami
preparano una festa di sposalizio fra Shiva e Parvati,
alla quale poco dopo assistiamo fra una moltitudine di fedeli. Su due tempietti
che si fronteggiano piazzano le statue degli dei
decorate di fiori e i bramini coperti da grandi ombrelli fanno ripetutamente la
spola fra l’una e l’altra. La spiritualità dei fedeli è diffusa ma non ostentata
e si sente come sia compenetrata nella loro vita. Il successivo viaggio per la
meta serale Mamallapuram è lento nelle strade affollate
e buie e ci sistemiamo in un albergo in riva al mare. La sera arriva la mia
sacca, che la British Airways
è finalmente riuscita a farci arrivare fin qui, mentre la povera Carla è sempre
più delusa dalla mancanza della sua.
“L’odio per lo
straniero nasce dalla paura. Se scompare la paura, non può esistere più neanche l’odio.
Così la conversione dello straniero implica la nostra. Se cessassimo di essere
inferiori, egli cesserebbe di essere superiore.” Mahatma
Gandhi
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Venerdì 13
agosto
Ragavan ci porta al tempio Shore sul mare, dove una guida ci spiega i rudimenti della
religione indù. Poi ci porta ai 5 templi Five Rathas, scavati da grandi roccioni di granito preesistenti. Questa “naturalezza”
degli edifici religiosi illustra bene come la spiritualità degli indiani sia
insita nella loro natura. Per capire ancora meglio, la guida ci porta in un tempio
moderno, dove corregge la nostra tendenza a cedere alle richieste di soldi dei
bramini, ma poi ci chiede anche lui diverse rupie. Vicino ad
un grande bassorilievo, dove è rappresentato anche un gatto incantatore di
topi, c’è un grosso pietrone, che sembra in bilico. La commistione di sabbia
marina, palme e roccioni di granito, alcuni dei quali
scavati in templi o bassorilievi è molto pittoresca.
Torniamo in albergo a farci un bagno in mare ed un bel
pranzo di pesce sulla spiaggia. Il pomeriggio andiamo
in pulmino a Tirukkalikundram a vedere il tempio Vedagirishvara. E’ dedicato a Shiva e situato in cima ad una collina su cui si sale una lunga scala a piedi nudi.
La vista sul paesaggio circostante è molto bella. I Pirro vanno a cenare
nell’albergo dei loro amici, mentre noi andiamo con Paolo e Romina in un buon
ristorante di pesce in paese.
“Il cielo era arancione e le palme da
cocco erano anemoni di mare che agitavano tentacoli nella speranza di catturare
e mangiare qualche nuvola ignara.” Arundathi
Roy
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Sabato 14
agosto
Sabato 14 agosto
Si
prosegue verso Sud, a fianco della strada ci sono delle buffe colline che
sembrano mucchi di grossi pietroni. Ci fermiamo a vedere un vecchio tempio
semi-abbandonato. Nel fiume lì accanto alcune donne
lavano i vestiti e se stesse. Poco più avanti a Gingee,
dove l’ampia valle si restringe un po’, ci sono delle
vecchie fortificazioni a guardia del passaggio, i forti Rajagiri
e Krishnagiri. A Tiruvannamallai visitiamo il
tempio Arunachalesvar, dove Costanza viene benedetta
dalla proboscide di un elefante in cui ha depositato delle rupie. Facciamo in
pulmino il giro della montagna sacra di Arunachala,
che bisognerebbe fare a piedi, e pranziamo su foglie di palma in un ristorante locale dove hanno degli ottimi succhi di frutta. La strada
per Puducherry è ancora lunga e rinunciamo a vedere Auroville, cittadina costruita 40
anni fa da una comunità internazionale pacifista, derivato occidentale della
spiritualità indiana. Puducherry, sviluppata dai francesi, ci appare un po’ più linda e ordinata
delle altre città. Domani si festeggia
l’anniversario dell’indipendenza dell’India (15 agosto 1947) e fatichiamo a
trovare posto in uno dei tanti alberghi, per cui Carla ed io andiamo in uno vicino
al mare, mentre gli altri si sistemano in un altro poco più all’interno. Carla
non ne può più di stare senza bagaglio. Fra l’altro è senza lenti a contatto e
questo è molto fastidioso. Andiamo a comprare delle lenti e degli occhiali da
sole, ma non hanno le lenti giornaliere, solo quelle mensili,
e Carla fatica ad adattarcisi. Si consola un po’ comprandosi dei pantaloni ed un pareo. Ceniamo in un ristorante fra i bambù e una
bambina indiana viene a dividere la sua torta di compleanno con noi.
“Molto tempo fa noi abbiamo fatto un
patto col destino e oggi è giunto il momento in cui chiediamo che sia
rispettato. Allo scoccare della mezzanotte, mentre il mondo dorme, l’India si
sveglierà alla vita e alla libertà. E’ il momento, che viene raramente nella
storia, in cui noi usciamo dal vecchio per incamminarci nel nuovo, il momento
in cui un’epoca finisce e l’anima di una nazione, per
tanto tempo repressa, trova finalmente casa.” Jawaharlal Nerhu, 14 agosto 1947
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Domenica 15
agosto
Facciamo
un giro per Puducherry, dove fervono gli ultimi
preparativi per la festa dell’anniversario dell’indipendenza. Lungo il mare ci
doveva essere una spiaggia che però è stata invasa dal lungomare e dai pietroni
che lo proteggono. Ci sono varie chiese cattoliche e si respira un’atmosfera diversa
dalle città colonizzate dagli inglesi. I ragazzi vanno con gli amici dei Pirro
e il nostro viaggio prosegue verso sud per Chidambaram,
dove visitiamo il tempio di Shiva Nataraya
(danzatore), dedicato appunto alla danza. E’ molto bello, di pietra scolpita e
con ampie zone coperte, in cui alcuni ragazzi ballano. Torniamo verso la costa
a Pichavaram, per fare una gita in barca fra le
mangrovie. Da un’altra barca, dove si festeggia il compleanno di una ventenne,
ci offrono del dolce con sorridente e dignitosa ospitalità. Facciamo appena in
tempo a tornare a riva che viene giù un violento acquazzone. Ne approfittiamo
per pranzare all’indiana. Tornando verso l’interno incontriamo una pittoresca
processione. Sono soprattutto donne in pellegrinaggio per 300 chilometri.
Procedono con musica, canti e danze e si fermano ad
ogni tempietto. Proseguiamo per Gangakondachopuram,
dove visitiamo il bel tempio dedicato a Shiva, circondato da basse mura di
pietra. Appena entrati c’è un grande toro Nandi di
pietra e ai lati dell’edificio più grande si aprono due bellissime porte. Anche
gli edifici laterali sono molto affascinanti e c’è un’atmosfera molto serena.
Per arrivare a Kumbakonan, meta serale, attraversiamo
un ponte sul fiume Kollidam, dove nuotano diversi
coccodrilli poco lontano da alcuni bagnanti. Ci fermiamo allo stesso albergo
degli amici dei Pirro e ceniamo con loro.
“La città ti appare come un tutto in
cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte."
Italo Calvino
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Lunedì 16
agosto
Anche
la colazione è con gli amici dei Pirro; poi Giovanni e Costanza vanno in
pulmino con loro. Noi visitiamo il tempio Aitasvara
nella vicina Dharasuram. E’ bellissimo, di pietra non
dipinta e con un po’ meno di horror vacui di altri templi. Spiccano un
padiglione con scale di elefanti e ruote, un altro con un bel soffitto dipinto
e stupende statue di pietra e di bronzo. Torniamo a Kumbakonam
a vedere il grande tempio Kumbeshwara, dedicato a
Shiva con le parti superiori dipinte ed una grande
vasca, e poi il tempio Sarangapani e la grande vasca Mahamakham. Continuiamo per Tanjore,
dove ci aspetta il palazzo reale. In un alto edificio piramidale è stranamente
contenuto lo scheletro di una enorme balena. In un
adiacente palazzo c’è una bella sala del trono dipinta. Infine è la volta dello
stupendo tempio Brihadishwara, con un grande toro Nandi di bronzo, sculture meravigliose ed
un bel portico affrescato. Le pozzanghere della pioggia caduta poco fa creano suggestive riflessioni. Arriviamo a Trichy
all’albergo degli amici dei Pirro e dopo un bagno in piscina ceniamo con loro.
“Se 100 milioni di indiani
pronunciano una parola inglese in un certo modo, sono molti di più di tutta la
popolazione britannica, è quindi il solo modo corretto di pronunciarla.” David
Crystal
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Martedì 17
agosto
“Dalla porta dei templi si vedono le
statue degli dei, raffigurati ognuno coi suoi
attributi: la cornucopia, la clessidra, la medusa, per cui il fedele può
riconoscerli e rivolgere loro le preghiere giuste.” Italo
Calvino
Forse
Trichy è una bella città lungo un grande fiume; noi
visitiamo il tempio dedicato a Ganesh nel forte sulla
collina rocciosa che domina la città. La vista è spettacolare, anche grazie
alla pioggia di ieri che ha pulito il cielo. Poi attraversiamo il fiume verso
il grande tempio Sri Ranganathaswami. Lungo il fiume Ragavan prende una delle sue discrete iniziative e si ferma
a un grande lavatoio dove uomini e donne lavano se
stessi e i loro panni. Un uomo lava il suo elefante, dopo avergli fasciato le
zanne perché non se le rovini sulla ringhiera. Il tempio è enorme con ben sette
ordini di mura, ciascuno con le sue porte. Nei più esterni si estendono le
bancarelle della città, e il passaggio dalla confusione alla pace ieratica è
molto graduale e forse non si conclude né da una
parte, né dall’altra. Un gruppo di quattro travestiti in sari si fa fotografare
volentieri con Romina. Quando il guardiano di un elefante mi chiede di non
stare di fianco alla bestia, un uomo seduto per terra mi spiega in italiano che
stargli di fianco fa paura agli elefanti. Ha tutto l’aspetto di un asceta
indiano e gli chiedo come mai parli italiano. E’ in effetti
italiano, nato in Libia e trasferitosi in India trent’anni fa, proprio quando anche
Carla ed io ci siamo stati per la prima volta. In una buffa coppia di dipinti
si vede un dio con tante braccia che fa il solletico a un demone steso davanti
a lui, poi ci mette sopra un coccodrillo e fa il solletico anche a lui. Il
tempio è ancora in restauro soprattutto in un bellissimo colonnato preceduto da
una fila di colonne equestri. Per trasferirci a Madurai, invece di prendere
l’autostrada, facciamo una deviazione verso sud e passiamo da Pudukkottai, dove Ragavan ci
porta a mangiare in un semplice ma buon ristorante indiano: su una foglia di
palma ci servono riso con verdure e salsine e un ottimo sugo di frutta con
arance e mele. Ci fermiamo a una cava fra grandi roccioni
di granito e poi al forte di Tirumayam su un roccione sopra ad un laghetto.
Finalmente oggi è il giorno della riconsegna del bagaglio di Carla e Ragavan è molto efficiente: organizza l’incontro con il
collega locale della sua agenzia di viaggio direttamente all’aeroporto di
Madurai, dove arriviamo poco dopo le 6. La valigia è
dietro un bancone protetto da una vetrata esterna. Tuttavia dopo 40 minuti di attesa non ce l’hanno ancora data. Mi
spazientisco e comincio a fare foto da fuori. Si crea
un po’ di confusione, ma dopo 5 minuti abbiamo
finalmente la valigia. Andiamo allo stesso albergo degli amici dei Pirro e
questa volta è un’ottima scelta: vari edifici vecchiotti e pieni di fascino
sopra una collina verdeggiante. La camera è enorme con due grandi letti e c’è
tutto quello che ci vuole. Non c’è posto migliore per il bagno rilassante in
piscina, dove grandi pipistrelli grigi vengono a dissetarsi. Il ristorante
dell’albergo ha una bella vista sulla città e con Paolo e Romina ci sediamo ad un tavolo fuori, sia perché l’aria condizionata interna è
gelida, sia perché l’amico degli amici dei Pirro decide che non ci stiamo tutti
insieme a festeggiare il suo compleanno al tavolo che ci hanno preparato. Dopo
cena ci invita al bar a brindare.
“I gridi delle cornacchie ci seguono, più o meno fitti e disordinati, per tutta l’India. Pare che
dicano: siamo sempre qui, perché l’India è sempre così…” Pier
Paolo Pasolini
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Mercoledì 18
agosto
L’albergo
è veramente molto piacevole, con atmosfera affascinante e personale
gentilissimo. Decidiamo quindi di prendercela comoda e di restare qui due
notti. Perciò facciamo colazione con calma, lasciamo gli amici dei Pirro al
loro destino e scendiamo con il pulmino al pittoresco mercato dei fiori, dove
non ci sono turisti e nessuno ci aggredisce per vendere. Solo fanno a gara ad offrire fiori a Costanza, che con la sua aria fresca e i
suoi capelli biondi ispira le decorazioni floreali. Madurai è la città di Ragavan e lui ne è tranquillamente fiero. Ci mostra il
grande vascone Mariamman Teppakkulam, spiegandoci che alla luna piena di gennaio lo
riempiono, o con la pioggia o aprendo un canale dal fiume, e c’è una festa
popolare durante la quale portano dal tempio la statua
del dio. Adesso è vuoto e ci pascolano i bufali. Poi ci porta al palazzo Tirumalai Nayak (da cui Salgari
ha tratto il nome di Tremal Naik)
con una colorata sala da ballo, meta di scolaresche. Andando verso il mercato
vicino al tempio (infatti è venuto finalmente per le
nostre signore l’agognato momento di fare spese), incontriamo un elefante e due
dromedari agghindati che percorrono ieratici la strada dove abitano i bramini.
Al mercato decine di sarti offrono il loro lavoro a poco prezzo. Anch’io mi
faccio fare una camicia e dei pantaloni, Carla
addirittura due vestiti completi, quattro parei e una borsa, anche da regalare.
Nello stesso mercato vendono anche libri e oggetti di metallo e Paolino compra
due simpatici sonagli e un vassoio di ottone. Per dar tempo ai sarti di fare il
loro lavoro, torniamo in albergo per un piacevole bagno con pranzo in piscina.
L’atmosfera è molto piacevole con vista fra gli alberi sulla città e pavoni
vocianti. Torniamo in città e, dopo un passaggio al mercato per le ultime ordinazioni,
andiamo al tempio Sri Meenakshi. E’ relativamente moderno e le parti superiori
sono dipinte. Non ci fanno entrare nelle parti interne, ma vediamo comunque una
grande vasca-giardino, al cui bordo fanno un’asta di stoffe lasciate in
beneficienza al tempio. Due ragazzi comprano a poco prezzo un sari per la loro
mamma ed anche Paola fa qualche rilancio, ma poi lascia a un altro il sari
successivo. Incappiamo infine nei preparativi di due carri per la processione
serale. Il nostro rito è invece il bagno in piscina, l’aperitivo e la cena all’aperto
al buon ristorante dell’albergo.
“Madura
è la città sacra del bramanesimo, meta di pellegrinaggi senza fine, luogo di
adorazione continua, dove la vita e la realtà non servono che alla contemplazione
e alla preghiera.
La città contiene quasi più templi che case, più sacerdoti
che cittadini.” Guido Gozzano
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Giovedì 19
agosto
Oggi
è l’ultimo giorno con Ragavan, perché da domani
avremo un nuovo autista con un nuovo pulmino. Partiamo
quasi puntuali per Capo Comorin, la punta meridionale
dell’India. L’autostrada attraversa una pianura con palme e cespugli e
parecchie pale eoliche. Sulla destra si avvicinano le montagne della dorsale
dell’India, rocciose e verdeggianti. Ci fermiamo in un paese per un caffè
offerto da Ragavan e compriamo delle bananine. Poco dopo arriviamo al Capo Comorin.
Arrivati all’albergo previsto, ci prende l’ansia che qui non ci siano
abbastanza cose da fare e decidiamo di proseguire fino a Kovalam.
Prima però scendiamo al mare sulla punta estrema, dove uno scoglio è congiunto
alla costa da un piccolo istmo di sabbia che viene
alternativamente coperto dalle onde che vengono dal mar d’Arabia e da quelle
che vengono dal golfo del Bengala. C’è un vivace gruppo di studenti di una
scuola di Karatè che si godono le onde con il loro
professore in camicia gonfia di vento. Poco fuori dal capo ci sono due isolotti,
uno con un tempio, l’altro con l’enorme statua di Swami
Vivekananda, un filosofo della fine del ‘800. Sono
collegati alla riva da frequenti traghetti, ma non ci ispirano. Andiamo invece
a cercare di fare un bagno su una spiaggia sottovento, ma è sotto un villaggio
un po’ sporco e le signore si rifiutano. Facciamo il bagno solo Marco ed io:
l’acqua è comunque pulita. La strada lungo la costa verso nord-ovest diventa
sempre più affollata, finché all’ingresso nel Kerala,
lo stato che ha una popolazione media che è 3 volte
più grande di quella media di tutta l’India, diventa veramente caotica.
L’atmosfera cambia dal Tamil Nadu. La gente sembra
più appiccicosa e meno ieratica. Infatti qui non ci
sono più templi, solo qualche chiesa cattolica. Ragavan
ci accompagna fino all’albergo vicino a Kovalam, dove
troviamo il nuovo autista, Senthil, e c’è il cambio
di consegne. Ragavan mi chiede di scrivere dei commenti
sul suo quaderno e glieli faccio volentieri. Abbiamo una bella casetta divisa
in 4 stanze sul digradare della collina verso il mare.
Ci sono due piscine ma quella sulla collina chiude alle 7,
quindi scendiamo a quella al mare, dove si arriva addirittura in ascensore.
L’uscita verso la spiaggia è controllata da una guardia, che Paola riesce a
convincere di farci passare. L’acqua dell’oceano è fredda, ma la spiaggia è grande
e cosparsa di barche di pescatori coperte da stuoie di
palma. In piscina giochiamo a palla. La cena a buffet è buona e non piccante.
Dopo cena scambiamo impressioni con gli amici dei Pirro e poi tutti a nanna.
“Il Kerala è
oggi il primo stato dell’India ad offrire corsi di
informatica gratuiti a tutta la popolazione. Di questo passo un miliardo e
cento milioni di indiani diventeranno un radiologo, un
tecnico dei computer, un neurochirurgo, un cosmonauta della Nasa, e forse tutte
e quattro le cose insieme.” Gita Metha
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Venerdì 20
agosto
Ci
svegliamo presto per vedere i pescatori che arrivano sulla spiaggia con i loro
barconi a remi, le cui assi sono legate con lo spago. Tirano a terra delle
grandi reti piene di pesci, che poi dividono per tipo e vendono all’asta alle
donne locali. Alcuni pesci vengono scartati, come i
pesci palla, che rimangono a rotolare fra le onde. Ne prendo un paio e li
ributto verso il largo. Ci provo anche con una specie di anguilla, ma mi
sconsigliano: in effetti ha una bocca piena di denti.
Una passeggiata lungo la spiaggia ci conduce a un villaggio fra le palme,
mentre Carla si fa fare un massaggio. Il nuovo autista
ci porta a vedere le due insenature di Kovalam con
passeggiata lungo-mare. Gli amici dei Pirro hanno anticipato a oggi il giro in
house boat nelle lagune di Alleppey, perché domani
c’è forse uno sciopero. Decidiamo di proseguire comunque con i nostri ritmi,
facciamo un bagno in piscina e partiamo verso Nord. Ci fermiamo a Varkala, un villaggio sulla spiaggia con una scogliera.
Pranziamo in un simpatico ristorante di pesce con tonno e gamberetti. Sulla
spiaggia i pescatori compongono delle piroghe legando assieme tre tronchi,
caricano le reti e si lanciano fra le onde. Proseguiamo verso nord, per Kollam (niente di che) e poi Alleppey.
La strada è talmente affollata e piena di case intorno che sembra sempre di essere
in città. Non manca comunque il verde delle palme ed
alcune viste sulle lagune dai ponti. Arriviamo ad un
simpatico albergo pieno di fascino vecchiotto e di cura nei dettagli. La
piscina non è grandissima, ma è aggraziata ed ha un sistema di filtraggio nelle
scalette senza buchi sul fondo o sulle pareti. Ceniamo in un’accogliente
veranda sopraelevata, ma la fame scarseggia (non la mia…).
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Sabato 21
agosto
La
partenza è un po’ indecisa perché c’è lo sciopero dei lavoranti nelle house-boats, ma forse alcuni lavorano, e siamo nell’incertezza
sul da farsi. Il receptionist dell’albergo è molto
gentile, ma continua a rimandare la decisione. Alla fine decidiamo di andare
direttamente al molo delle house-boats per vedere di
persona. Le house-boats sono tutte attraccate, ci
sono dei sindacalisti e dei giornalisti-fotografi. Chiediamo a Senthil di procurarci una barca a motore per la giornata.
Torna con un ragazzo sveglio, forse anche troppo. Ci offre un giro di 3 ore a 3500 rupie. Paolino suggerisce almeno 5 ore ed il prezzo sale a 5000 rupie. Ci sembra caro (oggi
scioperano perché la loro paga giornaliera sia aumentata da 150 a 200 rupie),
ma ci spiega che per lo sciopero non ci sono barche ed
il prezzo sale. Acconsentiamo e ci imbarchiamo su una barchetta con otto comode
sedie di vimini. Il giro è piacevole per grandi canali circondati di palme,
risaie e casupole, ma un po’ lento ed alcuni si spazientiscono,
soprattutto Paolo che sul suo canotto va sempre a manetta, ma il pilota, che
non parla inglese, alle nostre proteste sorride, accelera un po’ e subito
riassume il suo naturale ritmo lento. Ci mancano anche i piccoli canali
promessi da una foto della guida, ma sembra proprio che non ci siano e comunque
anche i grandi sono molto pittoreschi. Ci fermiamo a mangiare patatine e cocco
e il giro lentamente si conclude. Alla fine per fare
ora facciamo un giro nei canali della città e
s’imbarca un amico del pilota. Marco ed io sbarchiamo per ultimi e ci avviamo
per andare a pagare il ragazzo sveglio, ma il pilota e il suo amico ci chiedono
di essere pagati. Marco gli dà le 5000 rupie pattuite e loro ce ne ridanno 2500
dicendo che sono persone oneste e che non si vogliono approfittare di noi.
Tuttavia mentre andiamo via con il pulmino alcuni amici del ragazzo sveglio ci
chiedono di pagare il resto. Dopo un po’ arriva anche lui, c’è un po’ di
discussione, dice che a loro abbiamo dato solo una mancia. Gli spiego come sono
andate le cose e che il pilota ed il suo amico non ci
hanno chiesto la mancia, ma il pagamento. Lui ammette il suo errore e rinuncia
alla pretesa di altri soldi. Evidentemente il ragazzo sveglio ha cercato di
fare il furbetto, ma questo è contro l’indole indiana. Gli amici dei Pirro sono
ancora nei dintorni e ci invitano a cena per il compleanno del loro figlio Matteo.
Andiamo quindi a dormire a Kumarakom, zona di birdwatchers, nell’albergo della cena, che è piacevole
soprattutto per i ragazzi.
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Domenica 22
agosto
La foto di Paola che passeggia nervosamente lungo il molo delle house-boats è in terza pagina del giornale nazionale The
Hindu in un articolo sullo sciopero di ieri. La diva viene
festeggiata a colazione. Lungo la strada per Cochin
ci fermiamo per assistere a una processione cristiana che si conclude
davanti ad una chiesa, dove ci offrono banane e zuppa dolce. A Cochin lasciamo i bagagli in un albergo in centro e Senthil ci porta a vedere il palazzo Mattancherry,
costruito dai portoghesi e poi usato anche dagli olandesi, che ha interessanti
affreschi seicenteschi. Cochin è stata oggetto delle
brame degli europei: infatti qui c’era un importante
porto per il commercio del pepe e di altre spezie. Vicino al palazzo c’è
appunto un mercato di spezie e vari antiquari, dove indugiamo a lungo. Dopo un
po’ torno da solo a piedi in albergo, passando lungo il grande canale che
collega il mare con le lagune interne. Ci sono delle grandi reti da pesca
cinesi, simili ai nostri bilancini, e mi fermo a guardarli pescare. Il
risultato sono pochi pescetti, che comunque vengono
subito venduti ai locali. Il lungomare continua con una passeggiata affollata
per lo struscio domenicale. La città è cosparsa di
grandi alberi dai rami pelosi, che marcano i punti principali. Ci ritroviamo
insieme con gli altri e visitiamo il suggestivo
cimitero olandese. Poi lungo la passeggiata Costanza in shorts attira le attenzioni
dei ragazzi locali che la fotografano con i telefonini. Interviene un
poliziotto che li rimprovera con sonori schiaffoni; Paolino scherzosamente lo
aizza, ma lui non lo capisce e giù un altro schiaffone. Un incantatore di serpenti
incanta anche noi. Finiamo la serata nel raffinato ristorante di un
bell’albergo sulla laguna dai sapori suggestivamente misti.
“A Cochin,
che è un porto stupendo,non si ha molto l’impressione
di essere in India: la gran dolcezza indiana è un po’ meno incombente e così la
sporcizia.” Pier Paolo Pasolini
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Lunedì 23
agosto
“Questa città che non si cancella
dalla mente è come un’armatura o reticolo nella cui caselle ognuno può disporre
le cose che vuole ricordare” Italo Calvino
Lasciamo
l’albergo, mentre alcuni lavoranti stanno componendo un rosone di fiori davanti
alla porta. La chiesa di San Francesco è chiusa, come già avevo detto agli
altri, ma possiamo visitare quella di Santa Cruz, dove ci sono anche cose
italiane: alcuni dipinti e le piastrelle che pavimentano la zona dell’altare.
Accanto c’è un convento di suore ben tenuto. Partiamo verso Munnar,
una zona di parchi sui Ghati, monti dell’interno, ma Paola, ansiosa di non perdere nulla, martella Senthil di domande su altri posti fra cui il parco Parambikulam, che il receptionist dell’albergo le ha detto
essere bello. Purtroppo è completamente fuori strada e decidiamo di mantenere
la meta già concordata anche con Senthil, che può
così finalmente dedicarsi alla guida. Infatti lui è
molto disponibile, ma non riesce a fare due cose insieme, per cui quando parla
rallenta ancora di più la sua guida, già non particolarmente veloce. La strada
va verso l’interno e, dopo aver attraversato le lagune intorno a Cochin, passa per zone coltivate con riso, alberi da frutta
ed alberi della gomma. A Tripunithura,
mentre siamo incerti se fermarci a vedere l’Hill Palace Museum,
la nostra attenzione viene attratta da una festa
davanti a una chiesa cattolica. Ci sono delle bambine agghindate e truccate che
vengono fatte parlare ad un altoparlante. Ci spiegano
che si tratta della festa di Omam, un dio che gli
altri dei hanno fatto precipitare dal cielo sulla
terra e che è poi diventato re del Kerala. Non è
quindi una festa cristiana ed usano il sagrato della
chiesa solo come punto di ritrovo. Anche qui, come in altri posti del mondo, la
chiesa cattolica si fa anche interprete e tramite di riti e tradizioni locali,
che a noi sembrano inconciliabili con la nostra religione. La strada comincia a
salire sui monti e il paesaggio diventa bellissimo anche sotto le nuvole. Anzi,
come dice Paolino, così la foresta è ancora più pluviale. Ci fermiamo ad
ammirare un paio di cascate gonfie d’acqua e, arrivati a Munnar,
Senthil, ci convince a visitare il parco di Eravikulam, dove si arriva solo con gli autobus del parco attraverso
delle belle piantagioni di tè. Il parco è sul pendio
erboso di un monte e ci sono molte capre selvatiche, che non hanno paura
dell’uomo. Anzi si fanno persino accarezzare. Siamo fortunati che non piova, ma
il terreno è borfo d’acqua e Paola e Costanza vengono aggredite dalle sanguisughe: il morso su un fianco
di Costanza è abbastanza impressionante, ma senza serie conseguenze. Tornati a Munnar passiamo in un negozio a
comprare tè e cioccolatini. Senthil ci porta in un
simpatico albergo sparso giù per un ripido pendio. La nebbia ci impedisce di
ammirare la vista, ma il posto è ugualmente affascinante e vado con Paolino a
fare una passeggiata fino a un altro albergo che si vanta di essere il più alto
dell’India, anche se la cosa sembra incredibile perché, mi dicono, si trova ad un’altezza di 4800 piedi, circa 1800 metri. La foresta è
piena di rumori di uccelli e cicale, che la nebbia non riesce ad attutire.
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Martedì 24
agosto
A
tratti la nebbia si dirada e consente di intravedere qualcosa attorno. Si
rimane comunque sempre fra le nuvole e spesso piove. Si parte salendo un po’
per i monti coperti di piantagioni di te e ci fermiamo ad
osservare un gruppo di donne che sotto la pioggia raccolgono le preziose foglie
con delle strane forbici fornite di contenitore per le foglie tagliate.
Lavorano solo di mattina e vivono in villaggi costruiti dai proprietari delle
piantagioni e forniti di scuole ed ospedali gratuiti.
Poi la strada scende verso nord lungo una valle lussureggiante di foresta
pluviale, fra montagne di granito tondeggiante da cui precipitano diverse cascate.
Al posto di confine con il Tamil Nadu ci sono varie famiglie
di scimmie, sia di quelle beige con il muso rosso, che di quelle grigie con il
muso nero. Qui anche le scimmie di razze diverse convivono abbastanza
pacificamente. Attraversiamo una pianura meno umida e con sprazzi di sole sui
400 metri di altezza e ci fermiamo ad assistere ad un
bel matrimonio che si festeggia in un ristorante sulla strada. Fuori ci sono musicanti-ballerini a torso nudo e nella sala gli sposi
si fanno fotografare su un grande palco illuminato. Subito ci invitano a farci
fotografare e a mangiare con loro. E’ bello sentire la loro ospitalità e vedere
le donne vestite a festa, ma abbiamo il tempo solo per dei dolcetti e del buon
gelato. Ci aspetta infatti il pittoresco treno che da Coonoon (1650 m) sale a Ooty
(2250 m). E’ un po’ sgangherato e con una coppia di olandesi siamo gli unici
turisti stranieri. Sale per dolci montagne molto verdi fra villaggi e piantagioni
di tè, ma non usa la cremagliera, che abbiamo visto fra le rotaie prima di Coonoon. Si arriva a Ooty, o Udahmandalam in lingua locale, senza accorgersi di essere
saliti di 600 metri. La temperatura è di nuovo scesa parecchio e ogni tanto
pioviggina. Lasciamo i bagagli in un bell’albergo in stile coloniale inglese e
facciamo un giro in centro. La città non presenta attrattive
particolari, salvo il fatto di essere sparsa su dolci colline
verdeggianti. Ceniamo nella bella sala rivestita di legno dell’albergo, che mi
ricorda molto l’atmosfera di Kipipiri, la farm dello
zio Piero sui monti Aberdare in Kenia. Giovanni
conosce tre ragazzi francesi ventenni che viaggiano per conto loro e vorrebbe
andare con loro. Concludiamo la serata davanti al
camino acceso.
“Si viaggia per tenere sempre tutto in
sospeso.” Claudio Magris
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Mercoledì 25
agosto
Pioviggina
e rinunciamo a visitare l’orto botanico. Vediamo invece la chiesa anglicana di
Santo Stefano. Costruita prima che ci fosse la strada, è la più antica chiesa
delle montagne Nilgiri. Un sacrestano, che si chiama
Stefano anche lui, ci fa vedere anche le campane, che sono in realtà un sistema
di tubi azionati, anche automaticamente, da corde. Poi scendiamo verso nord fra
i cipressi ed attraversiamo il parco nazionale Mudumalai, che fa parte della grande riserva delle Nilgiri e si estende per 20 chilometri in Tamil Nadu e per altri 20 in Karnataka.
Quasi subito Senthil ci fa notare un gruppetto di
elefanti fra i bambù a sinistra della strada. Questo ci entusiasma molto e ci
mettiamo tutti a cercare altri elefanti, ma non ne vedremo più di selvatici.
Vediamo invece dei daini, dei pavoni, molte scimmie ed
alcuni elefanti e cinghiali addomesticati. La foresta è bellissima con bambù,
alberi del teak e tanti altri alberi che comunque
lasciano ampi spazi per vedere attraverso. Anche il sottobosco non è fitto ed è
pieno di fiori. Facciamo una deviazione di una decina di chilometri sulla
destra per raggiungere il villaggio di un amico di Senthil,
che porta i turisti con la jeep nel parco. Tuttavia le stradine del parco sono
aperte alle jeep solo la mattina presto e la sera, per cui l’amico di Senthil se ne è andato a Ooty. Finito il parco, la strada attraversa zone coltivate.
Ci fermiamo ad un tempio abbandonato in mezzo alle
risaie e pranziamo in un ristorante locale con ottimi “gobi
manchurian”, cavoli alla cinese. Arriviamo a Mysore, grande città ed antica capitale
del Karnataka prima di Bangalore. Visitiamo il grande
palazzo del Marajah, ricostruito da un architetto
inglese con grande sfarzo un po’ pacchiano e ardite commistioni di stili e di
colori. Spiccano due tetti di vetro colorato, un’enorme sala aperta sulla
facciata ed una gran quantità di decorazioni
pregevoli. Lasciamo le valigie in un suggestivo
albergo coloniale ed andiamo al grande e pittoresco mercato. Ci sono frutta e
verdure, mucchi di pigmenti per i colori, profumi, spezie e tante altre cose.
Salgo su un porticato per ammirare il mercato dall’alto e trovo l’ufficio di un
notaio. Come dice Marco forse serve per gli affari più importanti. Torno a
piedi in albergo per una trafficata strada piena di negozi: oreficerie, caffè,
riso, farina, ecc. Senthil ci porta a cena al Jungle Restaurant, primo
ristorante a tema della città e degna conclusione della giornata.
“Non di questo è
fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti
del suo passato.
“ Italo Calvino
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Giovedì 26
agosto
“Di quest’onda che rifluisce dai
ricordi la città s’imbeve come una spugna e si
dilata.” Italo Calvino
Mentre
gli altri si fermano in un bel negozio di sete, approfitto per farmi portare da
Senthil sulla collina Chamundi
a vedere la bella vista sulla città ed un grande toro Nandi nero. Su questa frenesia agli acquisti che prende
alcuni viaggiatori sottopongo ai compagni di viaggio
le seguenti alternative: “Ricordi o ricordini? Esperienze o acquisizioni?
Essere o avere?” Ho occasione di chiacchierare di sport con Senthil
che è appassionato e giocatore dilettante di cricket. Tornato al negozio, le signore
sono ancora impegnate negli acquisti, Costanza prova ad
indossare un sari e compro una collana per Carla. Poi torniamo tutti insieme sulla collina e, con la scusa di cercare delle
stanze, visitiamo il palazzo Lalitha Mahal, che era di una regina e ora è un albergo. Le zone
comuni sono spettacolari, ma le stanze non sono eccezionali. Davanti
all’albergo un mago fa fare un uovo a Paolo e pipì a
me. La strada verso Somnathpur attraversa delle belle
campagne coltivate a riso con idilliache scene di vita campestre. Il Keshava a Somnathpur è un
bellissimo tempio a stella del regno Hoysala. Siamo
gli unici visitatori e prendiamo una brava guida locale, che ci dà spiegazioni
finalmente diverse dalla Lonely Planet.
La forma a stella moltiplica le superfici scolpibili, come un frattale, e
l’hanno sfruttata bene con centinaia di statue degli dei in tutte le loro forme
e reincarnazioni e storie mitologiche indiane. Gli dei si riconoscono perché
hanno da 4 a 36 braccia. Il tempio è sconsacrato, ma
continua ad essere degno di rispetto, per cui andiamo
scalzi. La guida ci spiega della rivalità fra indù e musulmani, sostenendo che
questi ultimi non sono indiani convertiti, ma
invasori. Ci spiega anche la fine non completa delle caste e scherza con noi.
Proseguiamo nelle campagne e ci fermiamo a vedere un fabbro, che con un mantice
ricava attrezzi da pezzi di metallo di recupero, e una baracca per la lavorazione
della canna da zucchero. Dalla canna con un torchio a manovella estraggono il
sugo biancastro e semitrasparente, che viene fatto
bollire in enormi padelle continuamente mescolate e scremate degli scarti,
finché non si addensa e assume una colore ambrato ed è pronto per essere messo
in fusti di metallo e spedito per la confezione. A Srirangapatnam
Senthil ci porta a pranzare in un simpatico
ristorante sul fiume Cauvery, il cui proprietario è
molto amante degli animali: ci sono kiwi, oche, gatti e pesci. Il tempio Sri Ranganathaswami non vale gran che e, illusi di avere del
tempo da perdere, ci intardighiamo a vedere le
prigioni in cui sono stati imprigionati militari inglesi e il mausoleo
musulmano del sultano Tipu, ucciso dagli inglesi. Per
fortuna che il palazzo Daria Baulath Bagh è già chiuso, perché il trasferimento per Hassan finisce di notte e Senthil
deve usare tutta la sua abilità e resistenza per guidare fra buche, pedoni,
bici, apetti e camion. Anche l’autostrada che
dovrebbe aiutarci nell’ultimo tratto non è finita. Costanza sta poco bene,
forse è stanca o ha mangiato qualcosa di cattivo. L’albergo è in un verde
giardino e sono molto gentili, forse anche perché siamo gli unici ospiti.
“Non ci può essere,
né ci sarà mai, una sola religione. Perciò bisogna sforzarsi di trovare i tratti comuni delle
diverse religioni e spronare tutti alla reciproca tolleranza.”
Mahatma Gandhi
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Venerdì 27
agosto
Costanza
sta meglio, ma non si sente di uscire e Marco, con la saggezza e disponibilità
dell’ottimo padre, rimane con lei. Visitiamo due templi Hoysala
a nord di Hassan. Il primo è l’Hoysaleswara
a Halebid. Ha due sancta sanctorum, ciascuno con il
suo toro Nandi davanti, ed
un grande corridoio trasversale che li collega. Il perimetro esterno è molto
elaborato nella forma a doppia stella e le zone interne sono particolarmente suggestive con centinaia di colonne tornite. Ad Halebid visitiamo anche il
tempio giainista Kadeswara, più semplice ed austero,
diviso in tre parti distinte. Ci attira un villaggio di contadini lì accanto,
dignitoso nella sua semplicità. Per le basi di due pozzi sono stati utilizzati
materiali di recupero scolpiti. Sempre ad Halebid vediamo infine un piccolo tempio Hoysala vicino al fiume, forse incompleto o saccheggiato.
Il secondo grande tempio Hoysala ci aspetta a Belur ed è il Channakeshava. E’
il più antico, ma forse anche quello con le sculture esterne e interne più
elaborate. E’ ancora usato per le funzioni religiose ed ha un unico sancta
sanctorum. Le sculture sulle pareti esterne sono addirittura a tutto tondo su
diversi piani e splendide statue sorreggono l’ampio cornicione del tetto.
All’interno, oltre alle colonne tornite, ce ne sono di finemente scolpite. Ci
sono anche degli edifici separati ed una bella vasca.
Aspettiamo la funzione delle 15, che però si risolve
con l’apertura del sancta sanctorum, dove due bramini aspettano invano fedeli
locali. Torniamo in albergo, dove Costanza sta meglio e quasi verrebbe con noi ad Hassan, dove andiamo a fare un
giro al mercato. La città non è assolutamente turistica e ci dà un’impressione
più schietta delle altre. Carla cerca invano un camicione per Pietro (hanno
solo camicie con il colletto occidentale) e Paolino cerca invano vecchia
argenteria (ci sono decine di gioiellieri, ma tutti con roba nuova). La sera
anche Costanza cena con noi.
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Sabato 28
agosto
E’
l’ultima giornata in India e non possiamo passarla senza un tempio: tocca a uno molto particolare, quello giainista di Shravanabelagola. Per arrivarci attraversiamo ancora le
fertili campagne del Karnataka meridionale. In un
villaggio c’è un grande mercato del bestiame. Mucche e capre, ma anche noci di
cocco e zucchero di canna sono in vendita. Per vedere se anche qui ci sono i
mediatori, assisto ad una trattativa per una mucca, ma
la trattativa fallisce e mi ritrovo con il proprietario deluso che cerca di
mettermi in mano la capezza della sua mucca per
venderla a me: non usano mediatori ed hanno sufficiente spirito per scherzare
con uno sconosciuto straniero. Qualche ape se ne va con il bestiame acquistato
e mucchi di noci di cocco vengono caricati su camion
con interminabili trasbordi su cesti. Al tempio si sale a piedi nudi per
centinaia di gradini scavati in un enorme roccione
tondeggiante di granito. I giainisti in teoria professano il più assoluto
ascetismo e distacco dalle cose terrene, come l’altissima statua nuda sta a rappresentare. Infatti ai piedi
della statua c’è un sacerdote nudo in preghiera. Tuttavia il comportamento dei
sacerdoti lì attorno ha l’aria di una pantomima messa in scena, confermata
dalle insistenti richieste di offerte che fanno anche a noi stranieri infedeli.
Trovo aperto il cancello per il tetto e posso ammirare la vista intorno, ma
all’uscita un guardiano vuole la mancia. Qui, come altrove, la religiosità si
fonde con la vita di tutti i giorni e le sue necessità. Senthil
tiene conto delle nostre e ci porta a pranzo in un ristorante con separés ed ottimi gobi manchurian e dahl. Bangalore, la capitale informatica dell’India e forse
del mondo, si annuncia con un traffico ed un inquinamento sempre più intenso.
Stanno cercando di porci rimedio costruendo strade sopraelevate, ma non
riescono a stare dietro allo sviluppo che creano. Senthil,
che non conosce la città, si affida a una efficiente
guida locale. La città è più pulita e più ricca delle altre, ma cerchiamo
invano un quartiere residenziale e uno degli uffici, perché tutto è mescolato
nel solito pacifico caos indiano. La guida ci fa visitare il giardino botanico,
che vediamo in fretta spinti dall’arrivo di un acquazzone. Poi ci porta ad un grande magazzino a più piani dove le signore rimangono
deluse dal favoleggiato negozio di sete FabIndia, ma
compriamo dei regali per i figli di Senthil. Anche
lui è frastornato dal traffico, figuriamoci noi. Quindi
lasciamo la guida e decidiamo di andare a cenare in un resort
fuori dalla città verso l’aeroporto dove poi dormiamo solo poche ore. Infatti alle 4 di mattina siamo già all’aeroporto, salutiamo
Senthil, Paolo e Romina recuperano finalmente la
terza valigia persa all’andata da British Airways e ci imbarchiamo sul volo per Londra.
“La vita è un ponte,
non costruitevi sopra alcuna dimora. E’ un fiume, non aggrappatevi alle sue sponde. E’ una
palestra, usatela per sviluppare lo spirito, esercitandolo sull’apparato delle
circostanze. E’ un viaggio: compitelo e procedete!” Budda
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